Lucius Roscius Roscius Fabatus
Roscius Amerinus Roscius Gallo
Roscius Falco I Consoli Roscia
La Moneta Roscia Iscrizioni antiche
LexRoscia 1 LexRoscia 2
curiosità Roscius Coelius e la XX Valeria Victrix
 
LA STORIA DI UNA GENTE !

Il nome Roscia è attribuibile al nome di un'antica gente romana o " gens ". Il termine latino " gens " sta ad indicare un gruppo di famiglie i cui membri,liberi e con lo stesso nome gentilizio (ereditario) si dicevano discendenti da un unico capostipite. All'origine di Roma,nel periodo repubblicano,i membri delle gentes corrispondevano ai patrizi,ovvero i membri della classe dominante,discendenti dai cento "patres" scelti secondo la tradizione da Romolo dopo la fondazione della città. All'inizio della Roma antica,le gentes costituivano gruppi di grande peso sociale.I membri delle gentes avevano spesso finanche riti religiosi propri e spesso anche milizie proprie. I membri delle gentes venivano riconosciuti in quest'epoca mediante due appellativi : il nome ed il prenome.Il prenome era il nome personale come,per esempio,Marcus,Gneus,Titus,mentre il nome era il patronimico gentilizio come per esempio Roscius,Nevius,Martius. Molti storici sono dell'idea che le genti fossero addirittura precedenti alla fondazione di Roma considerando,come detto,che molte di loro avevano riti religiosi specifici,usanze proprie nel seppellimento dei morti,talune financo eserciti personali come per la gente Fabia. In realtà si può parlare solo di congetture perchè di certo è che le gentes si notano storicamente solo con Romolo. Questi,secondo la tradizione,dopo aver fondato Roma,scelse cento Padri o Patres affinchè lo consigliassero nell'attività politica.E' verosimile che questi cento patres rappresentassero le famiglie di possidenti,mercanti,uomini di religione più influenti dell'epoca. Costoro costituirono il nucleo del primo Senato ed i loro discendenti furono chiamati patrizi raggruppati nelle gentes, infine Romolo suddivise tutto il popolo in tre tribù: i Ramni, i Tizi ed i Luceri, a loro volta suddivisi in trenta unità minori (10 per tribù) chiamate "Curiae". Le gentes avevano sotto di loro un gran numero di clientes ovvero persone a carico che le sostenevano nelle mille incombenze materiali, soprattutto, politiche. Il rapporto fra patrono e cliente, che si vagheggia fondato espressamente da Romolo, era basato su rapporti più morali che legali perchè era il cliente a dover acquisire la fiducia del patrono. Il cliente era un uomo libero che si affidava alla protezione di un patrizio ed in cambio lo ossequiava e gli rendeva servigi. Sia la condizione di patrono che di cliente erano ereditarie e passavano da una generazione all'altra. Occorre, però, precisare che non tutte le gentes nel tempo vengono fatte derivare dagli antichi patres poichè, secondo la tradizione, per opera del VI Re di Roma di origini etrusche Tarquinio Prisco, si ebbe l'ingresso in Senato di numerose altre famiglie che costituirono le " Gentes Minores", così chiamate per distinguerle da quelle Maiores dei padri fondatori. Dopo le lotte sociali avvenute nel Secolo V-VI a.C., nell'ambito dei contrasti fra Patrizi e Plebei, i membri delle gentes persero gli antichi poteri per conservare la sola aristocrazia di sangue (in luogo dei vecchi privilegi come il diritto di accesso alle Magistrature ed alle Cariche Religiose), consistente nel mantenimento delle antiche funzioni rituali in opposizione alla nuova nobilitas, ossia la nuova aristocrazia politica il cui accesso divenne aperto anche ai plebei. Questo divario, peraltro, fu politicamente sempre più colmato fino a scomparire quasi del tutto con l'avvento dell'Impero. Le tappe per la conquista di questi successi da parte della plebe furono: nel 509 a.C. l'indizione dei "Concilia" ovvero proprie assemblee; nel 494 a.C., l'istituzione dei Tribuni della Plebe e di culti propri; nel 491 a.C., l'imposizione dei Plebisciti, ossia delibere dei plebei con valore legale, l'attribuzione dell'inviolabilità dei tribuni della plebe, il riconoscimento del diritto di voto nei comizi centuriati e tributi; nel 445 a.C., con la Lex Canuleia, l'abolizione del divieto di matrimonio con i Patrizi; nel 367 a.C., con le Leggi Licinie-Sestie, l'accesso al Consolato ed infine al Senato. Nel periodo Imperiale con il termine plebeo veniva indicato solo un soggetto indigente. Il nome ROSCIA costituisce il nome di una gens romana e deriva da Roscius-a-um, aggettivo (cfr. Vocabolario Latino Castiglioni-Mariotti, ed. Loescher): la Gens Roscia. Non è dato sapere se costituisse una gens maior o una gens minor.Per molti aspetti derivanti da considerazioni storiche che tratteremo successivamente è probabile si tratti di una gens minor derivante cioè da popolazioni latine che si trasferirono in Roma successivamente alla sua fondazione. Ciò non toglie che la gens Roscia costituisse una delle più significative di Roma del periodo repubblicano :esisteva addirittura una moneta nella Roma antica che portava il nome della famiglia :era un Denaro dentellato,una moneta chiamata ROSCIA per l'appunto.Era una moneta emessa a partire dall'anno 64 avanti Cristo molto comune in Roma antica e non risulta ve ne siano più state a nome di questa famiglia:in realtà,era un conio dedicato a Lucius Roscius Fabatus di cui parleremo dopo.Questa moneta recentemente era venduta da Sotheby's all'asta per un valore base di 1.400 franchi francesi.

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